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Se il Mali fosse un paese di quelli
cosiddetti sviluppati probabilmente perderebbe quel fascino di mistero
che ancora lo avvolge, lasciando i suoi gioielli privi di quella preziosità
che mantengono intatta nel tempo, perché lontani dal disastro
dell'omologazione turistica. Gli efficienti mezzi di trasporto renderebbero
tutto più raggiungibile, avvicinabile e facile. Ma è il viaggio, il
percorso, le fatiche e il superamento delle difficoltà che rendono il
raggiungimento di una meta più vero, più completo. Questo è il viaggiare
in Mali: chilometri e chilometri di strada polverosa, percorsa sia da
autobus o camioncini precari, ma anche da mezzi di trasporto invidiabili
da un qualunque paese sviluppato, a volte vuoti a volte stracolmi di
persone bagagli e animali di ogni genere. Un paesaggio umano variopinto.
Un fiume, anzi il fiume Niger, sorgente di vita che percorre migliaia
di chilometri sfiorando il deserto e su cui scivolano piroghe che di
tanto in tanto imbarcano acqua, a causa delle falle del legno, ma che
consentono di sentire lo scorrere del fiume e di vivere l'esperienza
del silenzio. Partire si parte, e si arriva anche, sempre, a volte però
non si sa quando. Un equilibrio tra il fato e la speranza, tra condizioni
a volte pessime altre ottime, un viaggio nel paesaggio umano di tutti
i popoli che convivono da millenni sullo stesso territorio. Attraversare
il Mali significa percorrere 2500 km la metà dei quali navigando
sul fiume Niger, fonte di richezza, speranza e sopravvivenza per i Bozo,
i Peul, i Bambara, i Sorai e poi ...
Argomenti trattatti:
- Da Bamako a Segou, la strada, i mercati, i
viandanti
- la città commerciale di Segou e i villaggi
sul fiume, l'artigianato e i popoli
- la diga sul Niger a Markala,
speranza dei popoli
- Djenné: la città e la sua meravigliosa
moschea
- il porto di Mopti, ultimo bastione della civiltà
occidentale
- il Niger da Mopti a Timbuktu, un paradiso
terrestre
- Niafunké, il territorio di Alì Farka
Touré
- Timbuktu: la sabbia
del deserto cancella le strade ma non la dignità dei popoli che
abitano la città
- Gao: una perla abbandonata ai margini del deserto.
Le dune rosse.
- Hombouri e le Mani di Fatima: una montagna
magica
- La magica valle dei Dogon
Reportage di viaggio: colori,
aneddoti, mezzi di trasporto, organizzazione turistica in Mali, popoli,
approfondimenti culturali, informazioni utili._
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_Alì Farka Touré
Quando
Aliì Farka Touré e John Lee Hooker s'incontrarono, si
resero subito conto di avere molto in comune, non perché entrambi
di pelle nera o perché cresciuti ai bordi di fiumi tanto importani,
sulle rive del Niger in Africa il primo e su quelle del Mississippi
negli Stati Uniti il secondo; fu perché Alì Farka Toure
e John Lee Hooker ascoltarono la musica che fuoriusciva dalle rispettive
chitarre, che si riconobbero: Alì Farka Tourè la chiamava
musica tradizionale africana, John Lee Hooler lo chiamava Blues. Insieme
avevano scoperto la linea sottile che univa due parti dello stesso popolo,
divise un tempo dall'atrocità della schiavitù... Il Blues
e le sue origini. Da allora è passato molto
tempo, Alì Farka, definito in seguito il bluesman africano, ha
suonato con i più grandi diventando un grande lui stesso, ha
vinto un Grammy Awards, ha girato il mondo e poi passati gli anni è
tornato alle sue origini. Sulle rive del fiume Niger, in mezzo alla
sua gente, a ricoprire quel posto a cui era destinato fin dalla nascita:
notabile, la più importante casta della società africana.
Oggi è sindaco del suo villaggio, amministra terre e popoli,
promuove uno sviluppo sostenibile. In questa INTERVISTA
ci parla della sua Africa, di Timbuktu, del suo passato e dei suoi progetti.
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